Il regno di Wuba: un mostro al botteghino

film cinese Il regno di Wuba

Giunti in fondo alla visione de Il regno di Wuba c’è una sola grande domanda che ci poniamo: come è possibile che questo film sia diventato il maggiore incasso di tutti i tempi di un film locale al botteghino cinese incassando qualcosa come l’equivalente di 400 milioni di dollari? La risposta è semplice: è un film che accontenta tutti, grandi e piccini, nonni e nipoti, mescolando in un turbinio di live action e animazione digitale commedia (demenziale), cappa e spada, tono favolesco, effetti speciali, ecc.

Il regno di Wuba mescola gli elementi più eterogenei e distanti tra loro, è un calderone in cui c’è posto per tutto, addirittura passaggi dal retrogusto horror (pance squarciate) e assurdi della vita reale (un ragazzo incinto). Ma soprattutto mischia uomini e mostri sullo sfondo di un tempo antico, che ha qualcosa di olimpico e mitologico, in cui umani e non umani prima convivevano, poi si sono fatti la guerra e ora sono di nuovo faccia a faccia.

Dal creatore di Shrek e Madagascar, Il regno di Wuba sa un po’ di film della Disney cinese, che vuole mettere d’accordo tutti. Ma ci riesce davvero? Il risultato è tanto buono quanto alto è stato l’incasso? Il film è il più abbagliante e forzato mixage di generi cinematografici di un paese, la Cina, che in questo campo non ha mai brillato, anzi non ci si è mai confrontata particolarmente. Il regno di Wuba fonde simpatici effetti speciali con mostri che prendono sembianze umane come in novello Men in Black, duelli in aria come ne La tigre e il dragone, scoregge e gag che rasentano il demenziale come in Shaolin Soccer (2003). Frulla tutto e il gusto è nel complesso sì piacevole ma allo stesso tempo così poco definito che “la pietanza” non è né carne né pesce, bloccata nell’esperimento (un po’ empirico) di uniformare il pubblico (più che il prodotto filmico).

Ecco allora che Il regno di Wuba, pur non essendo né brutto né scadente, è un film furbo, anzi molto furbo. E il botteghino lo conferma. Per il resto è il regno di nulla (o quasi).

Il regno di Wuba: un mostro al botteghino ultima modifica: 2016-11-16T17:18:33+00:00 da Tommaso Tronconi

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