Underground Fragrance (2015) di Song Pengfei: recensione

film cinese Underground fragrance

Il cinema cinese è forse uno dei più ancorati allo stampo sociale. Un marchio di fabbrica che da sempre lo contraddistingue nel panorama mondiale. La vertiginosa crescita economica, le disumane condizioni di lavoro di impiegati come di minatori, la diffusa povertà contrapposta ad un’oligarchia di ricchi sempre più miopi della reale condizione del paese.

Presentato in concorso alle Giornate degli autori della 72esima edizione del Festival di Venezia, Underground Fragrance di Song Pengfei non si discosta dalla prospettiva sociale e decide di scendere nel sottosuolo della Cina, alla scoperta di due personaggi borderline: una ragazza che svogliatamente si trascina su un palco di pole dance per racimolare qualche spicciolo utile alla sopravvivenza e un giovane operaio che rimane vittima di un incidente agli occhi sul posto di lavoro. Il ragazzo, una volta cieco, troverà un “invisibile” aiuto nella ragazza, che come lui vive nelle fogne di Beijing.

Song Pengfei però non riesce a scendere in profondità, underground appunto, nell’indagine di questa estrema povertà e solitudine. Underground Fragrance rimane in superficie, raccontando con troppo distacco di chi, come un verme antropomorfo che non conosce l’evoluzione in farfalla, vive nascosto dal mondo. Lo spettatore rimane sideralmente lontano da quanto narrato, alla stessa “distanza di sicurezza” sposata dallo sguardo essenziale e secco scelto del regista. E la fragranza del titolo, in realtà, non è altro che la puzza di un film non riuscito.

Underground Fragrance (2015) di Song Pengfei: recensione ultima modifica: 2015-09-13T19:42:56+00:00 da Tommaso Tronconi

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