Himizu di Sion Sono (2011): la recensione

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11 marzo 2011: Tokyo e il Giappone vengono colpiti da uno spaventoso terremoto di intensità 8.9 con conseguente tsunami con onde alte fino a 10 metri. E’ da questa true story d’inaudita drammaticità che prende le mosse Himizu di Sion Sono, esponente di punta del cinema made in Japan

Un’opera sconvolgente, viscerale, che scuote e stringe a due mani il cuore e lo stomaco dello spettatore, con quell’intensità sconcertante che solo il cinema orientale sa forgiare.

Tratto da un manga inedito in Italia, Himizu di Sion Sono racconta la storia di Sumida, 13enne con una famiglia a pezzi: la madre lo ha abbandonato, il padre si fa vedere raramente e quando c’è lo picchia perché spinto da una continua brama di denaro. Nella stessa condizione troviamo Chazawa, anima positiva, vitale, sognatrice, tormentata dalla vista di un patibolo con cappio a lei destinato e allestito in salotto dai genitori scellerati. Due solitudini estreme e lunatiche che s’incontrano e si scontrano sullo sfondo di una regione devastata dallo tsunami e dalle radiazioni nucleari.

Sion Sonohimizu di Sion sono su amazon punta sui personaggi, sulle loro psicologie deviate, borderline, contrapposte, frutto delle tenebre di quella follia che attanaglia la mente umana in seguito ad un disastro naturale. Proprio come accadeva nel Medioevo con l’arrivo della peste, anche in Himizu, tra case accasciate su altre case, baracche sommerse da acqua torbida e stagnante, fango arenato su blocchi di cemento armato, le relazioni umane e parentali impazziscono in nome di una sopravvivenza che pare garantita solo dal dio Denaro.

La regia di Sion Sono ci avvolge, ci strega con alcune piccole trovate (ad esempio il double speed tra i banchi di scuola che “avvicina” gli sguardi di Sumida e Chazawa), ci porta con i piedi nella fanghiglia tramite una macchina a mano instabile come le vite dei personaggi. Da segnalare il lavoro compiuto sul sonoro: il frastuono del terremoto, l’ansiogeno battito del cuore del protagonista e il pianto disperato dei neonati disorientano e affascinano le nostre orecchie con un volume smodato e graffiante.

Himizu di Sion Sono è quindi un’opera (iper)realistica proprio perché esagerata e disillusa, che si ciba con voracità bestiale di tutti i 129 minuti che lo compongono, una pellicola che non lascia indifferenti, anzi conquista e si fa amare.

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Guarda il trailer di Himizu di Sion Sono:

Himizu di Sion Sono (2011): la recensione ultima modifica: 2015-06-19T16:36:50+00:00 da Tommaso Tronconi

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