Moebius (2013) di Kim Ki-duk: la recensione

film di Kim Ki-duk Moebius

Moebius di Kim Ki-duk è un’esperienza cinematografica più unica che rara. Sia per la modalità narrativa sia per i contenuti.

Moebius è un film muto, verbalmente muto, ma non a livello sonoro o musicale. Sentiamo i rumori degli oggetti e una sconsolante colonna sonora salire leggera un paio di volte. Ma non udiamo mai parlare i personaggi. Questi emettono solo gemiti di dolore o piacere, rabbia o frustrazione. Moebius è un film anche ci lascia sotto shock, senza parole, proprio come i suoi protagonisti.

Censurato in patria come “terrificante e dannoso per un pubblico minorenne”, Moebius è un film di evirazioni e incesti, dove la rimozione dell’organo sessuale maschile corrisponde all’apparente taglio della lingua dei protagonisti ammutoliti. Moebius è senza dubbio l’opera più cruda di Kim Ki-duk, la più radicale ed estrema, sperimentale e disturbante, interamente affidata al potere dell’immagine (che basta a se stessa). Non serve l’ausilio dei dialoghi a suscitare orrore, anzi è proprio la loro assenza ad esaltare la follia umana e allo stesso tempo animalesca della quale siamo testimoni.

moebiusMoebius è un film sul corpo quale tempio del peccato e del piacere, chimere che confluiscono nel membro sessuale maschile. Il cinema orientale è sempre stato ossessionato dal sesso e dalle menomazioni ad esso connesse (basti ricordare L’impero dei sensi di Nagisa Oshima). Kim Ki-duk ne fa il perno di una storia che sa di tragedia greca, edipica, freudiana. L’uomo è carne e sangue, e tutto passa dentro quelle fibre e quelle vene. I personaggi di Moebius si riempiono di ferite, si scorticano vivi, si autoinfliggono stimmate alla ricerca di un nirvana liquido e corporale che si dimostra vero padrone dell’essere uomini.

Moebius è sì, ad un primo momento, un film sull’infedeltà. Ma a ben vedere è un’opera sulla mancanza di rispetto tra i genitori e la prole che hanno generato. Un film sulle colpe dei padri che ricadono sui figli, originando una spirale di violenze, recriminazioni, tormenti e rimorsi che avviluppano fino a non trovare altra via d’uscita che un colpo di pistola (anch’essa simbolo fallico, come il pugnale che apre il film).

Interamente girato con macchina a mano, Moebius è un film che non fa sconti, per stomaci e anime forti, capace, nella forma narrativa scelta, di proporci una storia come solo il cinema, e non la vita, può fare.

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Moebius (2013) di Kim Ki-duk: la recensione ultima modifica: 2015-06-01T16:47:32+00:00 da Tommaso Tronconi

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