Psychokinesis (2018) di Yeon Sang-ho: la recensione

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Recensione di Psychokinesis di Yeon Sang-ho, regista di Train to Busan.

Scritto da Giovanni Malik.

Dopo Train to Busan, c’era grande attesa per il nuovo film di Yeon Sang-ho, Psychokinesis, rilasciato sulla piattaforma di streaming Netflix. Un’attesa carica d’inevitabili aspettative, purtroppo solo in parte soddisfatte. Psychokinesis, infatti, è sì un buon film, ma allo stesso tempo rimane vittima di un plot e di una sceneggiatura piuttosto scarne che gli effetti speciali, per quanto esaltanti da vedere, coprono solo in parte.

Protagonista è un uomo qualunque (Ryu Seung-ryong) che un giorno, dopo aver bevuto dell’acqua contaminata da un probabile meteorite, entra in possesso dello straordinario potere della telecinesi (o psicocinesi) e decide di usarlo per difendere un gruppo di commercianti, capitanati dalla giovane figlia orfana di madre, minacciati da una multinazionale.

Psychokinesis, come vuole molto cinema coreano contemporaneo, mischia azione, avventura, commedia, fantasy in un’unica soluzione fluida e coesa, che però poggia su una sceneggiatura poco solida e in più punti incerta. Perché da un lato vuole compensare le proprie debolezze ricorrendo allo stupore suscitato dagli effetti speciali, dall’altro cerca di rimediare alla poca definizione psicologica dei personaggi mescolando più tematiche che hanno dell’interessante, ma, troppe, finiscono per pestarsi i piedi l’un l’altra: quella del supereroe, quella di un padre che tramite i superpoteri cerca di mostrarsi buon genitore agli occhi di una figlia che non vede da tempo, gli abusi edilizi in una Corea in forte espansione e sviluppo, l’esistenza di un establishment al potere che, come afferma un personaggio, è nato per vincere sempre e di fronte al quale il popolo non può che rimanere attonito, inerme, schiavo. Da questo punto di vista, Psychokinesis ha un suo punto di forza nel finale molto amaro, che lascia poca speranza ad un Paese, la Corea del Sud, che è sì ufficialmente una Repubblica semi-presidenziale, ma troppo spesso mostra le fattezze di un regime molto autoritario.

Il film di Yeon Sang-ho, quindi, senza ricorrere a particolare maschere (come potrebbe sembrare quella del comune cittadino diventato mezzo-supereroe), lancia un attacco politico non da poco. Allo stesso tempo, incappa in lentezze e semi-paralisi di un plot che avrebbe potuto dire molto di più, magari focalizzandosi su meno temi. Senza rinunciare ovviamente alla portata d’intrattenimento che, quando emerge, fa il suo (s)porco dovere.

E ora, dopo aver letto la recensione di Psychokinesis, guardatevi il trailer:

Psychokinesis (2018) di Yeon Sang-ho: la recensione ultima modifica: 2018-06-09T15:48:29+00:00 da Tommaso Tronconi

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