The Age of Shadows di Kim Jee-woon: recensione

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Non è da tutti calare uno spaccato di Storia nazionale nella griglia della spy story. A farcela, con successo, è Kim Jee-woon con The Age of Shadows. I film in costume, si sa, sono il pezzo forte del cinema della Corea del Sud, e quest’opera ne è un’ulteriore conferma. Stavolta però non siamo in epoca medievale o imperiale, nel “magico” mondo del “cappa e spada”, ma negli anni Venti del Novecento.

Kim Jee-woon: andata e ritorno dall’America. Dopo essere stato ad Hollywood per girare The Last Stand con Arnold Schwarzenegger, torna all’ovile per realizzare questo sorta di tributo al suo Paese.

Ogni Paese, o quasi, ha avuto la sua Resistenza per l’indipendenza e la liberazione nazionale. L’ha avuta anche la Corea del Sud contro il conquistatore di sempre: il Giappone. Bisognerebbe quindi conoscere un po’ la storia coreana per seguire al meglio il film, ma come quest’ultimo ci dice in chiusura siamo di fronte a personaggi inventati in un contesto reale. E questo basta per potersi comunque godere in pieno il film anche come “semplice” spy movie.

The Age of Shadows ha il ritmo teso e tirato di Lussuria di Ang Lee con l’estro action e sanguinario di Kim Jee-woon. Un regista scelto non a caso e che dà il suo meglio nella lunga sequenza del treno, da lui già sperimentata ne Il buono il matto il cattivo (2008).

The Age of Shadows è un film importante, nel quale ri-troviamo la quasi totalità dei grandi interpreti del cinema coreano, capitanati con orgoglio e mano ferma da Song Kang-ho. Come se tutti volessero dare il proprio contributo, e appoggio ad libitum, alla grande madre Corea.

scritto da Biancamaria Majorana

The Age of Shadows di Kim Jee-woon: recensione ultima modifica: 2016-09-04T13:25:19+00:00 da Tommaso Tronconi

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