The Weight (2012) di Jeon Kyu-hwan: la recensione

film coreano The weight

The Weight di Jeon Kyu-hwan accosta morbosità e poesia in un risultato più unico che raro, sintomo dell’abilità registica del nuovo cinema coreano.

Gobbo, malato d’artrite, affetto da tubercolosi, impiegato all’obitorio come ri-pulitore di cadaveri. Il suo nome è Jung ed è il disperato e poetico protagonista di The Weight di Jeon Kyu-hwan, vincitore con merito e a mani basse del Queer Lion Award 2012, ovvero il premio per il miglior film a tematica omosessuale e queer culture. Al suo fianco un fratellastro transgender che vorrebbe diventare in tutto e per tutto donna. Intorno a loro una varietas umana degenere e degenerata, guidata dall’istinto primario del sesso da consumare con avidità, fretta e malcostume agli angoli delle strade, nello squallore di un bagno pubblico o (perché no!) anche su un gelido lettino d’acciaio dell’obitorio (come fa l’uomo deforme celato dal casco con un’avvenente cadavere femminile).

The Weight è un film forte, morboso, perverso, che non esita a mostrare organi genitali di ambo i sessi, in un’ambientazione torbida, fetish, immonda. Ma il regista Jeon Kyu-hwan non ci confina nello squallore fisico delle cose. Con maestria e poesia porta alla luce l’anima e il dolore di questi “mostri”, di chi viene evitato dalla società, del “diverso” che non trova e non può trovare integrazione su questa terra, di larve capaci di trasformarsi in farfalle solo dopo la vita.

The Weight è senza dubbio il più bel film del Festival di Venezia 2012. Memorabile il valzer con i corpi nudi dei cadaveri.

Guarda il trailer di The Weight:

The Weight (2012) di Jeon Kyu-hwan: la recensione ultima modifica: 2015-05-23T16:31:26+00:00 da Tommaso Tronconi

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